Preistoria VIII-VII sec. VI-IV sec. Età Ellenistica Età Romana



Sala VII - Altri materiali
ETA' ELLENISTICA

Vetrine 48-49 - Scarico "Gosetti"

Nelle vetrine pensili  (48 e 49) sono esposte le forme di questa produzione che più frequentemente ricorrono tra i numerosi esemplari rinvenuti nello scarico Gosetti. Alle forme più antiche, skyphoi (inv. 239147, inv. 239148), gutti (inv. 239194, inv. 239150), lucerne (inv. da 239160 a 239163) e lekythoi (inv. da 239151 a 239154, da 239157 a 239159, da 239164 a 239166.

Seguono patere e coppe con le palmette e le striature a rotella impresse sul fondo, tra le quali si segnalano i tipi inv. 239173, inv. 239180, inv. 239185, inv. 239187, inv. 239192, inv. 239194, e inv. 239196, che recano tutti lettere greche, o nessi di lettere graffite sul fondo del vaso - più raramente sull'esterno - forse contrassegni di proprietà.

Disco di guttus a vernice nera con testa maschile, da Monte di Vico, scarico Gosetti (Lacco Ameno). IV sec. a.C.

VETRINA XLIX

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Sombreros de copa

I sombreros de copa, databili al II sec. a.C., oltre che ad Ischia, sono presenti in Campania a Pompei, Stabia, Ercolano e Cuma. Accanto all'esemplare in buona parte ricostruito da frammenti (inv. 239101) ed a diversi frammenti (inv. da 239102 a 239104), sono esposti, nella vetrina 44, anche frammenti dell'altro tipo di ceramica iberica rinvenuta a Monte di Vico, la cosiddetta "grigia ampuritana", in argilla grigia uniforme, tanto all'esterno che all'interno del vaso. Sono documentate le caratteristiche piccole brocche, alte circa 10-15 cm, delle quali restano frammenti di orli (inv. 239105, inv. 239091 e inv. 239106) e di parete (inv. 239110), spesso con l'attacco dell'ansa (inv. 239108, inv. 239109).

Con la vernice nera, la coroplastica e la ceramica comune, si fabbricavano ad Ischia anche anfore commerciali "a punta", che servivano da contenitori per il vino. Esse recano spesso sull'ansa dei bolli in lettere greche con il nome del fabbricante. Per lo più si tratta di nomi greci, ma compaiono anche nomi oschi.

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Fuori vetrina

Oltre ai due esemplari provenienti dalla necropoli, dove vennero utilizzati come sepolture ad enchytrismos - collocati fuori vetrina su di una base - sono esposte numerose anse di anfore di produzione locale con bolli in lettere greche (inv. da 239121 a 239125), insieme ad un esemplare proveniente da Siracusa ed esposto per confronto con il bollo IBIO (inv. 239126).

Anfore con bolli di fabbrica pitecusana sono state trovate in Sicilia, a Taranto, nell'Africa Settentrionale e in Grecia, nell'isola di Delo dove commerciava, verso la metà del II sec. a.C., quel Trebio Loisio che firma anfore fabbricate con l'argilla di Ischia (inv. 239119). Un altro dei negotiatores italici che commerciavano a Delo era Marco Anterio (inv. 239120): sono questi i due soli bolli in lettere latine degli oltre trenta rinvenuti nello scarico Gosetti. Bolli si trovano anche su tegole ed embrici, fabbricati dalle officine locali per la copertura dei tetti degli edifici. Vi compare, generalmente, la sigla DH (inv. 239129 e inv. 239134), seguita dal nome abbreviato del fabbricante. La sigla DH sta per demosìa (keramìs) vale a dire tegola di proprietà pubblica; in un solo caso la parola è scritta per esteso (sul frammento di tegola inv. 239134). Questo tipo di bolli su tegole con l'indicazione demosìa è piuttosto frequente in Grecia, mentre in Italia esemplari simili sono noti da Velia e da Taormina.

La Pithecusae di età ellenistica, come abbiamo visto, era impegnata nella fabbricazione ed esportazione del vasellame a vernice nera e delle anfore, nonché nell'esportazione del vino. Si importavano però anche vini pregiati, soprattutto quello di Rodi, contenuto in anfore facilmente riconoscibili per le forme e per i bolli, che riportano frequentemente il simbolo della città (indicato come una rosa per Rodi: inv. 239113 e inv. 239114), il nome del fabbricante dell'anfora e/o il magistrato eponimo (inv. da 239116 a 239117).

Base di donario con dedica ad Aristeo, dio benefico degli agricoltori, da Monte di Vico (Lacco Ameno), III-II sec. a.C.

VETRINA XLIV

Da segnalare, infine, è la base di donario con dedica ad Aristeo (inv. 239146), proveniente sempre dalla zona di Monte di Vico. Sulla faccia anteriore del pezzo, che è un cubo in trachite delimitato in alto e in basso da una semplice modanatura, si legge l'iscrizione: "Megacle di Lucio, il Romano, (dedica) ad Aristeo". Questi è il dio benefico degli agricoltori, che proteggeva le greggi, le api e la coltura degli alberi, soprattutto dell'olivo. Inoltre, Aristeo moderava l'arsura della canicola ed inviava la pioggia benefica. Poiché il suo culto era particolarmente diffuso in Eubea, è da presumere che risalga già all'epoca della fondazione di Pithecusae, che lo ha poi trasmesso a Cuma ed a Napoli, dove lo si trova egualmente attestato

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