Preistoria VIII-VII sec. VI-IV sec. Età Ellenistica Età Romana



Sala II - Vetrina 13
SECONDA META' VIII - VII sec. a. C.
Attività commerciale
Oggetti importati da diverse regioni della Grecia

Vasi del tardo geometrico

Sono esposti numerosi frammenti, provenienti dallo scarico dell'Acropoli di Monte di Vico, di aryballoi dei Protocorinzio Antico, di kotylai, kyathoi ed uno splendido cratere in frammenti (inv. 169221) del Tardo Geometrico, con anse a bastoncello impostate orizzontalmente - sulle quali si innervano anse a nastro verticali - che conserva tracce della decorazione dipinta costituita da due uccelli pieni contrapposti, delimitati da motivi geometrici. Esemplari completi degli stessi tipi di vasi sono esposti fra i corredi della necropoli. Da segnalare i frammenti di skyphoi protocorinzi (inv. 169204, inv. 169223, inv. 169226, inv. 169228, inv. 169237, inv. 169247, inv. 169276, inv. 169281, inv. 169329)  nelle due varianti, quella dipinta con righe orizzontali dall'orlo fino all'altezza dell'attacco delle anse e corpo verniciato in modo uniforme, e quella interamente rigata, che portano sulla spalla uno stretto pannello oblungo riempito con elementi a sigma o altri motivi.

Frammenti di skyphoi tipo Thapsos con pannello del Tardo Geometrico, da Corinto. Monte di Vico, scarico Gosetti (Lacco Ameno). VIII sec. a.C.

VETRINA XIII

Essi sono definiti come skyphoi del tipo Thapsos dall'esemplare rinvenuto in una tomba greca isolata della omonima necropoli siciliana, e si trovano spesso associati con kotylai del tipo detto Aetos 666.

Kotyle del Protocorinzio Antico, da Corinto. Dalla necropoli, Valle di S. Montano (Lacco Ameno). VIII sec. a.C.

VETRINA XIII

Queste, che sono le più antiche tazze del Tardo Geometrico Corinzio rinvenute ad Ischia, sono così chiamate in omaggio a M. Robertson che, nella sua pubblicazione del materiale di Aetos (Itaca), ne ha riconosciuto per primo la posizione all'inizio della serie evolutiva di questa forma di vaso. Frammenti di kotylai Aetos 666 sono stati trovati in gran numero a Pithecusae, fra i cocci sporadici rinvenuti tra le tombe della necropoli, e ancora più frequenti sono le imitazioni di fabbrica locale, rinvenute in poche tombe anche con esemplari integri. Le anfore commerciali da trasporto importate da Corinto sono invece esposte al centro della sala (inv. 168728), insieme ad esemplari provenienti da Chio (inv. 167664, inv. 167134) ed alle caratteristiche anfore dipinte importate da Atene, dette dagli archeologici "anfore SOS" per la tipica decorazione dipinta sul collo, che servivano da contenitori di olio di oliva, per il quale la regione dell'Attica era famosa (inv. 168812, inv. 167697, inv. 167742). Solo raramente sono stati importati vasi di stile geometrico attico, come il bel frammento di vaso attico dell'officina di Atene 897 (inv. 169429).

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Ceramica euboica e laconica

Insieme con la ceramica corinzia è esposta la ceramica prodotta in Eubea durante la seconda metà dell'VIII sec. a.C. La presenza di ceramica euboica sia ad indicare che i Pitecusani continuavano a mantenere, durante tale periodo, relazioni con la madrepatria che successivamente non sono documentate.

Kotyle frammentata, dall'Eubea, da Monte di Vico, scarico Gosetti (Lacco Ameno). VIII sec. a.C.

VETRINA XIII

Da segnalare è il coperchio di anfora euboica con decorazione dipinta, proveniente dallo scarico Gosetti (inv. 238785); il grande aryballos frammentario (inv. 169418) ed i numerosi frammenti di crateri, tra cui è da notare il frammento con resti di una ruota (inv. 169782) e quello con la doppia ascia (inv. 169404).

In quantità più rara si è rinvenuta, ad Ischia, ceramica laconica, prodotta a Sparta, rappresentata dai due frammenti di cratere con decorazione dipinta (inv. 170285) e di coppetta (inv. 170283), entrambi databili al VI sec. a.C.

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L'anfora di Aiace e Achille

Nella stessa vetrina, infine, è esposto un frammento del collo di un'anfora importata di fabbrica incerta, che reca sotto l'orlo l'impressione di un sigillo rettangolare con la raffigurazione di un uomo che porta sulle spalle il corpo inerte di un suo compagno (inv. 170133). Lo stampo, derivante da una classe di sigilli quadrati prodotti nell'Argolide e nelle Cicladi, è noto da una lastra votiva di terracotta proveniente dal santuario di Hera nell'isola di Samo, e rappresenta Aiace che porta il corpo senza vita di Achille dalle mura di Troia alle navi achee. Il riferimento ad Omero è meno diretto di quello della famosa coppa di Nestore  - la morte di Achille non è infatti descritta nell'Iliade ma in uno dei poemi successivi, del Ciclo Epico - ma non meno suggestivo dell'atmosfera culturale di questo mondo.

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